1 Ottobre, 2012

 

Breve intervista a Daniel Sillah – coordinatore della associazione Grafton Polio Home, casa di accoglienza per bambini e ragazzi orfani e poliomielitici o con difficoltà, Freetown, Sierra Leone.

 

Abbiamo incontrato Daniel Sillah, durante la sua breve permanenza in Italia quest’estate, e colto l’occasione per fargli qualche domanda sulla sua storia e sulla casa di accoglienza a Freetown.

Ecco il suo racconto.

 

 

Prima della terribile guerra civile scoppiata in Sierra Leone nel 1991 per il controllo delle risorse minerarie, vivevo in una casa famiglia gestita dalla Papa Giovanni XXIII. Eravamo 25 bambini/ragazzi ed io ero uno dei più grandi, avevo 21 anni e davo una mano nella gestione della casa. Con lo scoppio della guerra, aiutato dai volontari della Papa Giovanni sono scappato in Guinea insieme a 15 ragazzini tra i 2 e i 10 anni che rischiavano la vita, e successivamente in Italia, come rifugiato politico, dove sono arrivato nel 1999. Qui ho conosciuto Arturo Alberti e il movimento di Comunione e Liberazione. Arturo mi ha aiutato ad iscrivermi alla facoltà di Scienze della Comunicazione a Roma, dove ho conseguito la laurea. In seguito alla laurea, mi sono trasferito a Cesena, per lavorare a Teleromagna. Nel 2008 ho ottenuto la cittadinanza italiana. Nonostante mi trovassi bene in Italia, ho deciso di tornare in Sierra Leone per cercare di fare qualcosa per il mio paese.

Al mio rientro, mi sono sposato con Lucy che lavorava per la Grafton Polio Home ed ho iniziato a collaborare. La casa di accoglienza, che attualmente ospita 39 ragazzini, prende il nome dal quartiere nel quale si trova “Grafton”: l’area è stata donata dal governo sierraleonese ai disabili e questo però ha fatto sì che si creasse una specie di ghetto. In quest’area, sono state costruite 23 case per persone disabili grazie alla collaborazione di un prete missionario giuseppino, Don Giambattista, con cui lavorava Lucy. La Grafton Polio Home è però l’unica casa di accoglienza, le altre persone residenti nell’area sono “autonome”. Putroppo, Don Giambattista fu richiamato in Italia e questo ha messo fine ai finanziamenti per sostenere la casa. Per questo ho iniziato a chiedere finanziamenti anche ad altre associazioni italiane, visto che la casa non ha entrate fisse, ma si regge solo sulle donazioni occasionali. Questo è uno dei motivi per cui ho iniziato il progetto della spiaggia Lumley Beach, in modo da garantire una fonte di reddito per il mantenimento della struttura e offrire una opportunità di lavoro sia nella fase di realizzazione ed organizzazione della spiaggia, sia nella gestione ad alcuni giovani disabili che potrebbero collaborare in attività quali cassiere o simili.

Oltre a lavorare per la casa di accoglienza, io e mia moglie accogliamo in casa nostra 9 ragazzi con storie problematiche: orfani o ex bambini soldato abbandonati, alcuni dei quali lavoreranno insieme a noi nella preparazione e gestione della spiaggia.

 

E’ iniziata la collaborazione con alcuni italiani che hanno costituito una società di diritto sierraleonese, FNP ltd., ed hanno affittato un terreno per fare agricoltura. Il progetto non è ancora partito ma ora sono stati approvati dei finanziamenti per poter svolgere le attività che comprendono: un corso di formazione base di agricoltura per 60 persone, e un corso sperimentale per 25 persone in 5 ettari di campo; corsi di alfabetizzazione per 100 donne dei villaggi interni del paese; e l’installazione di una pompa ad energia solare che è già arrivata dall’Italia. *

 

Per quanto riguarda il progetto della spiaggia a Lumley Beach, il container con il materiale inviato da voi è già arrivato, ma è stato sigillato e depositato in un luogo sicuro da alcuni amici per attendere il nostro rientro ed evitare eventuali furti durante la nostra assenza. Quando rientriamo ci sarà ancora il periodo delle piogge, per cui non sarà possibile partire immediatamente con la fase di organizzazione della spiaggia. Inizieremo a lavorare verso novembre dicembre, sistemando tutto il materiale ed iniziando ad organizzare il terreno per predisporre i lettini, gli ombrelloni sul lato verso il mare e la costruzione di un punto di ristoro sull’altro lato del terreno che è quello al di là della strada. In Sierra Leone non è possibile allestire punti di ristoro direttamente sulla spiaggia come in Italia. Poi vedremo la collaborazione con i bagnini di Cesenatico per la formazione di un nostro giovane, Kuyateh, come bagnino che lavorerà lì. La spiaggia dovrebbe essere pronta per iniziare l’attività verso fine gennaio.

 

Grazie Daniel e a presto!

 

Nella foto: Daniel Sillah sulla sinistra, e Kuyateh sulla destra, il futuro bagnino della spiaggia!

 

14 settembre 2012

*progetto Una speranza per la Sierra Leone, grazie al contributo di Hera, Fondazione Cassa di Risp. Di Cesena, Rotary Club di Trento, Comunità della Val di Fiemme, Thema Progetti spa e Prof. Franco Casali del Dip. Di Fisica dell’Università di Bologna.

 

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